Sarà una frase un po’ commerciale, un po’ una frase fatta, scontata.
Però Tumblr, cazzo, è la mia seconda casa.

M.A.

Sono assonnato, non dormo, bevo disaronno. Non bevo borghetti altrimenti ciao mondo.
Forse sto facendo troppa pubblicità ma è così che succede.
Domani un’altra fatica.
Oggi un altro bicchiere.

M.A.

Cielo stellato. Puzza di bruciato.
Un continuo contrasto che caratterizza la mia vita.
Momenti belli e momenti brutti.
Apprezzo ciò che ho, perchè so che è tanto. Anche se non è perfetto.
O forse lo è?
So che il mondo è un infame ma so anche che c’è qualcuno con un po’ di zucchero nell’anima che ci consola.
Eppure è così difficile, a volte. Eppure lo è tanto.
Le mie ossa cigolano dalla stanchezza che mi pervade ogni giorno.
Non voglio dormire, non voglio perdere tempo.
Cerco di rilassarmi, mi butto sul letto, cuffiette.
Addio mondo, non me ne frega un cazzo di te.

M.A.

Mi ero persa, tra le tue parole.

Mi fa davvero piacere. Grazie

Cerchi amici veri su internet forse perchè quelli nel mondo reale sono finiti.

M.A.

E anche oggi, qui, con la notte, a guardarci in faccia.
Muscoli senza dei, senza ossa.
Solo spazzatura intorno.
L’abisso della civiltà tocca il fondo e l’anima si stringe a più non posso quasi a strozzarsi. Il vento fa respirare un po’ d’aria malsana e le vie di respirazione funzionano così male, affannate dal costante stress.
Si cerca uno spiraglio ma non si trova una beneamata minchia.
Si prova sempre ma sempre si viene respinti.
Da una costa all’altra traballiamo e ci sentiamo vuoti.
Amici, amore, famiglia, traballanti.
Nessuna più certezza esiste ora, adesso.
Ti domandi che cazzo stia succedendo.
Ti ripeti che non è più lo stesso ma non capisci proprio perchè.
E le persone deludono e le pubblicità illudono.
Grandi cartelloni appesi alla nuca per farsi vedere, per farsi comprare.
Mi chiedo perchè la gente si venda così.
Stento a trovare il senso logico di tutta questa sequenza con il comportamento di chi ho intorno.
Esausto da questo continuo sperare non so come comportarmi.
E cerco una via d’uscita, un’alternativa, un qualcosa che mi dia del potere morale.
E così mi accascio sul letto e spero di riuscire ad addormentarmi subito.
Ringraziando chi o cosa mi abbia fatto nascere qui, perchè nonostante tutto sono fortunato.
Mi faccio avvolgere dal momento ed escludo tutto ciò di nocivo che mi disgusta.
Stomaco aggrovigliato, intrecciato, spappolato.
Le viscere rompono i coglioni e io le scaccio via, o almeno ci provo.
Un’estate che si conclude ma che veramente non c’è mai stata.
Un altro sasso sulla schiena e continui a non capire da dove cazzo arrivino.
Tutti questi sassi, tutti questi stronzi.
Per fortuna riesci a fottertene e rimbocchi le coperte perchè così stai meglio, sei più al sicuro.
La notte arriva, tsunami di pensieri e terremoto di emozioni.
Un respiro. Due respiri. Un sospiro. 
E buona notte a tutti.

M.A.

Non sono abbastanza ubriaco per scrivere cose con i controcoglioni. Quindi perdonatemi, cercherò una bottiglia appena possibile.

M.A.

Quattro ragazzi che bevevano.
Non sapevano il loro destino ma sembrava tutto già segnato.
La vita e una borsa di sogni avevano.
La sera pensavano a come sarebbe andata a finire, a come andrà a finire.
Le loro idee non trovavano più posto in questo mondo selvaggio.
Allora tutto si fermava.
Viaggiare era la chiave.
Si, ma con quali soldi?
Mille problemi. Erano giovani e arrabbiati con il mondo.
I bicchieri di vetro si rompevano, le bottiglie si spezzavano e l’anima si bucava. 
Sembrava non esserci più la speranza. E la mattina era sempre più difficile.
Era rimasta una cosa, l’amicizia.

M.A.

Lana del Rey mi spacca troppo, in senso positivo. Al diavolo la depressione e stronzate varie.
Non per fare il moralista ma purtroppo è una cosa più seria.
Come Lana del Rey, fottuta artista, cantante.
Born to Die, la sto ascoltando adesso e sto facendo un gioco.
Sto scrivendo tutto quello che mi viene in mente.
La musica è un po’ come l’alcol, fa parlare.
A volte faccio partire una canzone, come sto facendo adesso e inizio a scrivere qualcosa, la prima cosa che davvero mi capita in mente. 
Dopo, quasi non rileggo neanche più. Non so perchè.
Leggo per vedere se le parole sono scritte in modo corretto, basta.
Provate anche voi, fate partire una canzone che vi piace o una che vi ispira.
E come se ci parlaste sopra, scrivete. Nella vostra mente appare tutto così dolce, bello.
Senza ascoltare veramente la canzone, solo come sottofondo.
E bum! Emozioni, emozioni, emozioni!
Mi aiuta a scrivere, mi piace farlo così. 
Non è facile e non è che scriva cose di chissà che portata però va così: nati per morire, quindi vaffanculo a quello che pensa la gente.
Adesso sta finendo la canzone, se vi va provate a rileggere con la canzone in sottofondo. Ovviamente il tempo che ci si mette a scrivere è tanto, infatti ora non sarò arrivato neanche a metà canzone.
Provate, con qualsiasi canzone vogliate.
Ciao a tutti. 

M.A.

Era notte. Tutto era blu.
C’era un grosso uomo vestito di nero che veniva verso di me.
Io gli dicevo: “Cosa vuoi da me? Ma dici a me?”.
Iniziava a correre. Veniva verso di me veloce.
Non capivo.
Arrivò verso di me e mi abbracciò.
Ero troppo fatto.
Mi stringeva forte, forte.
Era fatto di felicità.
Non riuscivo a guardargli la faccia.
Alzò la testa e mi guardò in faccia.
"Eccoti qua, eccoti qua. Ti stavo cercando."
Il fottuto paese dell’Arizona in cui ero scappato sembrava così piccolo, famigliare.
Lo riconobbi e tutto esplose.
Mi scese una lacrima che neanche dio avrebbe visto.
Tutte le luci giravano ma lui era lì, fermo.
E la musica assordava le mie orecchie a cui non fregava un cazzo di quello che stava accadendo perchè il mio amico mi aveva trovato.
Ero troppo romantico cazzo.
Con note di chitarra in sottofondo mi sembrava l’inizio di un sogno.

M.A.

Giovane e bella. Speciale.
Io ti conosco, dove mi ami, quando mi ami.
Fai quello che vuoi.
Mi sbatti il cuore e impazzisco.
Cerco di non cadere ma non riesco.
Sempre il vuoto dentro di me.
Cerco di riempirlo con qualsiasi cosa.
Scrivo, penso, bevo. 
Cerco di vivere. Anche perchè mi han detto che soffrire è un po’ consumare questa vita, altrimenti senza senso.
Io ci credo, credo nel tuo amore.
Una luce che abbaglia tutto e scompare.
E ci sei tu, giovane e bella.
Amami ancora, ti prego. Sono schiavo di te.
Amami ancora, sei così bella.
Siamo così giovani.
Resta con me.

M.A.

Cosa te ne fai di un paio di tette grandi quando hai tutto il resto?
M.A.

Cosa te ne fai di un paio di tette grandi quando hai tutto il resto?

M.A.

Nessuna parola per descrivere questo momento.
11 agosto 2014 ore 20 italiane: l’arrivederci di un grande uomo e attore. Il professore di vita, Robin Williams.
Inutile esprimere il proprio dispiacere, sarebbe riduttivo.
Un paio di foto per ricordarmi di questa persona anche nei prossimi anni.
Ciao Robin ❤️

Tornavo verso casa.
Solita Sera d’estate.
Iniziava a piovere, poche gocce che quasi non bagnavano il viso.
La vidi su una panchina, sulla solita panchina del solito quartiere.
Sembrava che su di lei piovesse più del dovuto.
Sentivo singhiozzare.
Era lei.
Pensavo: “John, vai dritto. Vaaai dritto.”
E invece no.
Non ce la facevo, era più forte di me.
“Tutto bene?” Chiesi sottovoce.
“Sisi. Si.”
“Si, un cazzo.” Pensai.
Ma era normalissimo ed oltretutto sapevo già la risposta.
“Guarda che sta iniziando a piovere” le dissi.
“Lo so, ma non fa niente.”
Maledette donne,
“Posso sedermi.”
“Come vuoi.”
“Va bene allora. Cosa c’è che non va?”
“Nulla.”
“Si, certo. Come no.”
“Davvero.”
Era la mia vicina, ero riuscito a riconoscerla.
Cioè, non era proprio la mia vicina ma abitava vicino a me. Non la vedevo quasi mai in giro.
Faceva un po’ freddo, anche se era estate sembrava autunno.
Le misi la mia felpa sulle sue spalle.
“Così va meglio?”
“Si, grazie. Ma tu chi sei?”
“Sono uno che abita qui vicino, sono John.”
“Non ti conosco.”
“Nemmeno io.”
Sapevamo chi eravamo entrambi ma era più conveniente dire di no.
Così le presi la mano.
La strinsi con dolcezza.
Ci stavamo bagnando tutti.
“Ora vado.” Mi disse.
“No, dai.”
“Ma così ci bagniamo tutti.”
“Non mi importa. Come stai?”
“Bene, davvero.”
“Allora sto qua finché non stai un po’ male.”
“Perché?”
“Perché almeno so che mi dici la verità.”
“Ma io ti dico la verità.”
“E a me piace prendere l’acqua in testa”.
Anche se un po’ mi piaceva veramente.
“Va bene dai, ho capito. Non voglio farti ammalare.”
“Neanche io vorrei ammalarmi però ci tengo a te, anche se non ti conosco. Dai, che cos’hai?”
“Bo, ho un sacco di amici ma mi sento sola. Vuota.”
“Capita anche a me, fanno un po’ quello che gli pare. Ci stavo molto male. Adesso ho capito come funzione e non ci sto più così.
Ho capito che bisogna prenderla meno sul serio, che di amici ce ne sono veramente pochi, e non arrivano alle dita di una mano. E va così, ma passo lo stesso bei momenti con i miei amici, ma so che non per forza debbano essere sempre sinceri con me o che si preoccupino di me.
È normale. Hanno altre priorità, anche se ti fanno credere che tu sei speciale.
Le persone vere le riconosci subito comunque.
Io non mi ritengo perfetto però se ad una persona ci tengo veramente, ma veramente, glielo dimostro. Anche se non la conosco.
Stringimi la mano.
Come ti senti?”
“Torniamo a casa.”
“Va bene.”
“Scrivimi.”
“Non sei sola. Ricordatelo.”

Ti va se ci seguiamo a vicenda? Sono nuova di Tumblr e non so bene come funziona

Guarda, su tumblr non funziona proprio così. Su tumblr ci si trova perché si hanno delle cose in comune e, credimi, è molto meglio.
Il mio consiglio è quello di cercare qualcosa in base a quello che ti senti così trovi qualcun altro che si sente come te.
Puoi seguirlo o meno, puoi rebloggare un post, lasciare un cuore.
Puoi fare quello che vuoi ma fallo perché te lo senti.
Non chiedere a nessuno di seguirti se lo segui tu :)

Detto ciò non ho nessun problema a seguirti, ovviamente se non mi trovo in sintonia con ciò che pubblichi non ti seguirò.
Se vuoi seguirmi bene, basta che sento quello che pubblico.

Ciao, un abbraccio.